Lo studio mostra che i test remoti sono un valido metodo di lavoro da applicare durante la pandemia

Un gruppo di Ricercatori Italiani membri della SISS- Società Italiana di Scienze Sensoriali, ha affrontato queste e altre domande di ricerca nel paper “Remote testing: Sensory test during Covid-19 pandemic and beyond” pubblicato su Food Quality and Preference 96 (2022) 104437 (https://doi.org/10.1016/j.foodqual.2021.104437). L’articolo mostra i principali risultati del progetto di ricerca “Remote Sensory testing”.

Il progetto prevede la sperimentazione e il confronto dei risultati di cinque differenti metodi (di cui due discriminanti e tre descrittivi) effettuati a casa o in laboratorio/in azienda. I test sono stati effettuati sia da giudici addestrati che da consumatori non addestrati.

I risultati mostrano che i test remoti offrono prestazioni simili

Uno dei principali risultati è che, nella maggior parte degli scenari, i risultati dei test effettuati a distanza non differiscono significativamente dai test “tradizionali” effettuati in laboratorio, ad eccezione del Tetrad test.

Nelle conclusioni, gli autori affermano che, se effettuati in circostanze appropriate e secondo un rigido protocollo operativo e dopo un’adeguata formazione, non solo i test remoti possono essere un valido sostituto delle prove “in-lab” per giudici addestrati e non, ma possono anche essere più efficienti, in termini di consumo di tempo. Sottolineano inoltre che non a tutti i campioni è possibile applicare agevolmente questo tipo di test per questioni di logistica e per garantire del rispetto delle condizioni di conservazione necessarie a mantenere le caratteristiche sensoriali e microbiologiche dei campioni sino al momento del test.